Che succede quando la coppia è in crisi? Le coppie che fanno con me un percorso di riavvicinamento hanno molto spesso un problema legato alla comunicazione.

Cosa intendo? Alcune coppie non parlano o quasi, non si raccontano, non condividono. Rientrano dal lavoro stanchi, cucinano, rassettano, seguono i figli nello studio e poi, sfiniti, dopo cena vanno a letto.

In questa routine non c’è spazio per il rapporto di coppia e il/la partner viene visto/a solo come “aiutante” nel dedicarsi a faccende da sbrigare.

La comunicazione pratica delle coppie in difficoltà

Le lamentele delle coppie in difficoltà sono spesso molto pratiche: “non mi aiuta a sistemare la spesa” “non mi fa sapere dove va” “non mi vuole accompagnare alla tal occasione”.

In molte altre situazioni invece, la coppia parla, ma solo di problemi “hai chiamato l’idraulico?”, “domani ti ricordi che c’è da fare il pieno?”, “Oggi Filippo ha preso una nota in classe”, “Agnese ha le suole consumate, c’è bisogno di comprarle le scarpe nuove”.

Sono tutte situazioni reali, di vita pratica. Qual è il problema se si parla di problematiche che riguardano la famiglia? Le difficoltà nascono quando si parla SOLO di problemi e il rapporto diventa pesante.

Certo, è necessario affrontare questi argomenti ma, la comunicazione, non si può ridurre solo a questo.

Se non si vuole essere una coppia in difficoltà, occorre parlare di altro, occorre saper divagare, occorre parlare anche di speranze, di sogni, di progetti, occorre scherzare insieme, occorre nutrire il rapporto attraverso la comunicazione.

Se, questo tipo di comunicazione non viene introdotto, il rapporto di coppia si riduce ad un triste elenco di cose da fare per risolvere una moltitudine di problemi di cui stare costantemente preoccupati.

Così facendo la coppia ne risente perché in questo modo le energie sono solo “a perdere” e non ci sono energie nuove che possano rigenerare.

Coppia in crisi per opinioni differenti

Molte coppie in difficoltà si sentono distanti perché si accorgono di essere spesso con opinioni differenti.

Ci tengo a dire questo: non è indispensabile essere d’accordo per essere una coppia felice.

Nella cultura greca e romana, si è costituita l’abitudine ad argomentare le proprie posizioni per convincere l’altro delle proprie ragioni. I grandi oratori del passato si confrontavano davanti al proprio pubblico adducendo le proprie ragioni per convincere chi ascoltava a schierarsi dalla sua parte e contro l’altro oratore.

Questa abitudine si è consolidata nella nostra cultura e ci sembra normale e ovvio esporre il proprio punto di vista “per convincere” l’altra persona che si sbaglia.

C’è l’aspettativa che tutto fili liscio solo se, alla fine, si esce dal dibattito avendo una sola linea, un solo pensiero, un solo punto di vista che si è imposto su quello altrui. Questo modo di procedere (che per noi sembra naturale al punto che ogni altro approccio ci sembra assurdo) crea una lotta, uno scontro. Per le coppie in difficoltà diventa un tiro alla fune dove il più forte, in questo caso colui o colei che sa argomentare meglio, vince imponendosi, e l’altro/a perde rinunciando al proprio punto di vista e accodandosi a chi si è dimostrato vincitore.

Il tutto si riduce a chi vince e chi perde, chi ha ragione e chi ha torto.

Così agendo, le coppie in difficoltà mancano del tutto di rispetto per le idee altrui.

Dico spesso che ci sarebbero meno guerre se si imparasse che “Io non ho ragione; semplicemente, la penso così e ti espongo come la vedo. Tu non hai torto, semplicemente hai il tuo punto di vista e sono aperto ad ascoltare senza giudicarlo sbagliato per il solo fatto che è diverso dal mio”.

Se le questioni vengono poste sul piano di “ragione/torto”, “chi vince e chi perde”, “chi è meglio e chi è peggio”, non c’è apertura e disponibilità al dialogo perché non si è disposti a soccombere, quindi nelle coppie in difficoltà non si ascolta più e si cerca solo di pretendere d’aver ragione.

Le prime sensazioni della coppia in crisi

Spessissimo accade che, ad un certo punto del rapporto di coppia, uno dei due sente, dando ascolto alle proprie sensazioni, che qualcosa non va o che non si possa andare avanti così.

Nelle coppie in difficoltà, ad un certo punto, uno dei due arriva a toccare la soglia di sopportazione. Ad un certo punto, uno dei due, non è più disposto a lasciar passare le cose e arrivano le prime avvisaglie che qualcosa non va.

All’inizio si minimizza: “Ma si, è un periodo, passerà”.

Poi ci si rende conto che non passa e, anzi, peggiora. Si notano sempre più aspetti negativi, si prova sempre più malessere, si tollerano sempre meno cose. Molti, all’interno di coppie in difficoltà, a questo stadio iniziale si assumono la responsabilità di quel che accade: “Non è che sbaglio io? Non è che sono cambiato/a io? Non è che sto vedendo quel che non c’è e faccio tante storie per nulla?”.

Questi pensieri sono rinforzati dal fatto che quando si tenta di parlare con il/la partner, se l’altra persona non ha queste stesse sensazioni, la risposta che si ottiene è: “Sei tu che la fai tanto grossa per nulla. Non è cambiato niente e, se prima ti andava bene tutto e ora non ti va bene più, il problema sei tu”.

Partner che difendono il proprio operato

Perché i/le partner rispondono minimizzando? Perché all’interno delle coppie in difficoltà il malessere dell’uno viene vissuto come un’accusa di inefficacia o inefficienza dall’altro. Questi, per difendersi, come reazione sminuisce e minimizza ciò che vive il/la partner, per salvare se stesso/a.

È un grande errore perché quando una persona dice “nel nostro rapporto c’è qualcosa che non va” non sta dicendo “è colpa tua se qualcosa non va”; esprime semplicemente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.

Se una persona fa notare che sta sentendo un malessere rispetto al rapporto di coppia e, invece di ricevere comprensione per la sua sofferenza, riceve un attacco, la sua sensazione di insoddisfazione non può che peggiorare perché mi sentirà sola e non capita.

Il malessere nel rapporto di coppia

Le coppie in difficoltà che mi contattano per riavvicinarsi e ripartire, non sono quasi mai coppie allo stesso livello di sensazione.

Uno dei due è insoddisfatto/a e vuole cambiare le cose, mentre l’altro/a, solitamente accetta di fare il percorso per accontentare il/la partner. Un partner accetta di fare il percorso perché vuole dare una mano alla persona a cui vuole bene e che ritiene di stare attraversando un momento di difficoltà. Questo è il giusto atteggiamento.

Cos’è il malessere nel rapporto di coppia? È il rendersi conto che alcuni bisogni che per noi sono importanti, non vengono soddisfatti. Tutto qui… ma non è poco.

La vita è un susseguirsi di bisogni da soddisfare e, ogni nostra azione, è finalizzata al soddisfacimento di un qualche bisogno.

In base al fatto che vengano soddisfatti o meno, ci sentiamo felici o tristi, arrabbiati o sereni etc.

Magari, ci si accorge che non sopportiamo più di non soddisfare il bisogno di indipendenza, ci si sente troppo pressati, si ha bisogno di spazi. O magari l’insoddisfazione è data dall’aver compreso che si ha un forte bisogno di considerazione e che non si sta ricevendo ciò di cui si ha bisogno.  Oppure, il bisogno che si sente insoddisfatto è di rispetto. Tanti mi parlano di rispetto, in particolare quando le cose iniziano a sfilacciarsi tra i due.

Ognuno con i propri bisogni e con le proprie insoddisfazioni.

La cosa interessante è che nella stragrande maggioranza dei casi, i/le partner, non sono a conoscenza dei bisogni di chi nutre il malessere. Non lo sospettano, non capiscono, non si rendono conto dei motivi di insoddisfazione perché, quegli aspetti, per loro sono insignificanti e non immaginano che possano essere così rilevanti per l’altra persona.

Le opzioni della coppia in crisi

Poniamo il caso che i primi momenti di insoddisfazione siano proseguiti e si abbia la sensazione che le cose stiano peggiorando: quali sono le opzioni quando la crisi si intensifica? Di fatto ci sono solo 2 opzioni:

  1. Andarsene dalla situazione e quindi allontanarsi dal luogo e dalla persona con cui non si sta bene. In che modo? Dividersi, separarsi, divorziare, andare a vivere altrove etc…

  2. Restare in quella relazione. Coloro che decidono per l’opzione 2, e quindi di restare all’interno della relazione, si aprono 2 scenari: lo scenario A e lo scenario B:
    • A – “Resto ma non faccio nulla”. Quindi, decidono di accettare la propria insoddisfazione. Mettono in conto che saranno insoddisfatti per i prossimi 30-40-50 anni della loro vita e, per i motivi più vari, si piegano a questo scenario subendo l’infelicità
    • B – Decidono di restare e di fare qualcosa perché la relazioni cambi perché possa dare sensazioni diverse e migliori.  


Non ci sono altre opzioni: o te ne vai e rinunci a ricostruire, oppure rimani e, se rimani, o accetti di mettere in conto la sofferenza per il resto della vita oppure decidi di provare a cambiare le cose perché si aggiustino.

Una vita nell’infelicità

Molti, all’interno di coppie in difficoltà, decidono di non fare nulla. Giustificano questa decisione nei modi più disparati: “lo faccio per i figli” peccato che ad un certo punto i figli se ne andranno perché saranno grandi e resterai nella tua solitudine infelice. Oltretutto, far crescere i figli in un ambiente di non amore, di scontro o di indifferenza, non è piacevole e non è educativo perché potrebbero fare l’errore di pensare che quello sia la normalità del rapporto di coppia.

Agire perché la coppia migliori

Opzione B consiste nell’agire.

Di solito si cerca il “fai da te”. All’interno della coppia in difficoltà, uno dei due prova a parlare e cerca di trovare dei compromessi (se si trova un po’ di apertura dall’altra parte). Raramente questo porta a dei reali miglioramenti, il che è devastante perché, se si prova a fare dei tentativi di riavvicinamento, se c’è un minimo di impegno e tutto si rivela inutile, si fa subito largo l’idea che ormai non ci sia più nulla a fare.

La realtà è che non è vero che non ci sia nulla da fare ma occorre capire cosa fare, come intervenire e, il “fai da te”, di solito è limitato dal fatto che le soluzioni le cercano proprio le persone che hanno generato il problema, con il loro atteggiamento, con le loro convinzioni e con le loro azioni. Chi è abituato a vedere le cose in un certo modo, se non c’è una figura esterna che propone altre possibilità, di solito si ricasca nei comportamenti disfunzionali.

Einstein diceva: “Non è possibile risolvere un problema con lo stesso livello di pensiero che sta creando il problema stesso”.

Quando ascolti un/a amico/a che si sfoga con te, ti sarà capitato milioni di volte di pensare “ma come fa a non capire che la soluzione è ovvia… come fa a non accorgersi che basterebbe fare così?”. È quel che accade alle coppie che decidono di provare a risolvere le cose senza un’adeguata preparazione e purtroppo si scoraggiano, si avviliscono e si arrendono.

Capendo cosa non va e iniziando a creare delle piccole trasformazioni su vari aspetti, si può fare molto per il rapporto di coppia e, quando ci si accorge che le cose iniziano a migliorare, si è più motivati a darsi da fare per ottenere ulteriori risultati positivi.

Solo così si può procedere nel riavvicinamento delle coppie in difficoltà.

 

Fabio Salomoni